Aritmologia in Campania

Elettrofisiologia Cardiaca

Bradiaritmie

Blocchi atrio-ventricolare

dr Giuseppe Stabile, dssa Assunta Iuliano, dr Alfonso Panella- Clinica Mediterranea, Napoli

BLOCCHI ATRIOVENTRICOLARI

Si definisce blocco atrioventricolare un disturbo della conduzione dell’impulso elettrico cardiaco, permanente o transitorio, dovuto a compromissione anatomica o funzionale del nodo atrioventricolare (AV). Le cause sono diverse: iatrogene (antiaritmici di classe IC, beta bloccanti, calcio antagonisti), infarto del miocardio (prevalentemente della parete inferiore), miocardite, degenerazione senile del nodo atrioventricolare, congenite.

Si distinguono tre gradi di blocco AV:

Blocco AV di I grado: rallentamento della conduzione atrioventricolare che porta ad un allungamento dell’intervallo P-R oltre i 0,20 secondi. Ogni onda P seguita da un complesso QRS; QRS stretto (in caso di blocco alto: a livello della giunzione atrionodale o intranodale) o QRS largo (in caso di blocco basso: hissiano o sottohissiano).
Non è indicato alcun trattamento specifico.

Blocco AV di II grado: interruzione intermittente della conduzione degli impulsi atriali ai ventricoli. Si distinguono 2 tipi di blocco atrioventricolare di II grado:

Tipo I (con periodismo di Wenckebach): si osserva un progressivo allungamento dell’intervallo P-R fino alla comparsa di un’onda P non condotta (cioè non seguita da un QRS). Quando presenti, i sintomi più frequentemente riscontrati sono: vertigini, astenia, presincope e sincope.
Non è indicato alcun trattamento specifico a meno che il paziente non sia sintomatico per una bradicardia importante o sia evidente allo studio elettrofisiologico endocavitario, un blocco intrahissiano o sottohissiano. In tal caso è indicato l’impianto di pacemaker.

Tipo II (di Mobitz): comparsa periodica o intermittente di P bloccate (non seguite da QRS) senza allungamento progressivo dell’intervallo P-R. L’intervallo P-R rimane costante in quanto il processo patologico alla base di tale blocco è posto al di sotto del nodo AV. Il rapporto di conduzione può variare (1:1, 2:1, 3:1 o maggiori). In presenza di pause significative i sintomi sono generalmente la presincope e la sincope.
Per tale tipo di blocco è indicato l’impianto di pacemaker.

Blocco AV di III grado: Nessun impulso atriale raggiunge i ventricoli che sono attivati da un segnapassi di scappamento, la cui frequenza è tanto più bassa quanto più distalmente esso è situato lungo il sistema di conduzione. In caso di blocco nodale si ha un ritmo di scappamento giunzionale con complessi QRS stretti (<0.12 sec) e frequenza compresa tra 40 e 50 battiti al minuto.
Quando, invece, la lesione è sottohissiana, il ritmo di scappamento è ventricolare e si caratterizza per complessi QRS larghi (>0.12 sec) e frequenza compresa tra 30 e 40 battiti al minuto.
Per tale tipo di blocco è indicato l’impianto di pacemaker.