Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per funzionalità quali la raccolta di dati statistici in forma aggregata e la visualizzazione di contenuti multimediali provenienti da altri siti web. Se non acconsenti all'utilizzo dei cookie di terze parti, alcune di queste funzionalità potrebbero essere non disponibili. Per maggiori informazioni consulta la consulta la cookie policy, continuando a navigare, scrollando la pagina o cliccando su un qualsiasi elemento acconsentirai all’utilizzo dei cookie.

Acconsento

Aritmologia in Campania

Effettua l'accesso
Elettrostimolazione Cardiaca

Estrazione degli elettrocateteri: indicazioni tecniche – Risultati – Complicanze

Reimpianto

Non tutti i pazienti sottoposti ad espianto di un CIED infetto richiedono il reimpianto di un nuovo dispositivo. Ciò è dovuto principalmente ad una inappropriata indicazione clinica iniziale o ad un miglioramento delle condizioni cardiache, per cui non sempre persiste l’indicazione iniziale all’uso del CIED. In mancanza di dati sul timing ottimale del reimpianto, l’esperienza del nostro centro suggerisce che quando l’espianto è avvenuto in condizioni di urgenza ed in presenza di sepsi e/o batteriemia attiva, si debba aspettare almeno 7-10 gg. E’ necessario comunque attendere che le emocolture siano negative prima di procedere al reimpianto. In questi casi mantenere il paziente con un dispositivo temporaneo comporta un rischio aggiuntivo di infezione, oltre alla possibilità di una non corretta stimolazione dell’attività cardiaca o di altre complicanze legate alla immobilizzazione a letto.
Quando invece l’espianto è avvenuto in fase precoce ma comunque dopo un’adeguata terapia antibiotica mirata ed efficace, con paziente non più settico e stabilizzato, oppure in assenza di infezione, il reimpianto può avvenire anche precocemente, 2-3 giorni dopo l’espianto, per evitare il rischio di infezione del PMK temporaneo nei pazienti CIED dipendenti.
L’estrazione e il reimpianto nella stessa seduta (one stage, side to side exchange) è possibile in casi selezionati senza segni di infezione attiva, ma bisogna esercitare cautela ed escludere complicanze emboliche o cardiache (rottura, lacerazione) che possono avvenire ed essere identificabili durante la procedura.
In generale, il reimpianto dovrebbe essere controlaterale al sito di posizionamento del pregresso CIED infetto. Tuttavia, quando ciò non è possibile (es. fistola arterovenosa, occlusione del vaso controlaterale), il reimpianto omolaterale deve essere eseguito il più lontano possibile dal sito anatomico della tasca infetta, oppure per via epicardica.
Nei casi di infezione, il reimpianto deve essere eseguito in costanza di terapia antibiotica rivolta al patogeno responsabile.

_