Aritmologia in Campania

Il portale delle aritmie cardiache

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    la rubrica per informare e formare il paziente affetto da scompenso cardiaco, gli operatori sanitari ed il caregiver.

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News

27.12.2011 Aritmologia in Campania per un 2012 con il cuore!

da tutto lo staff di aritmologiaincampania.it

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Auguri di vero cuore per un felice Anno Nuovo, che sia meglio di questo, che porti tanta serenità, pace, gioia, salute del corpo e dell’anima!

05.08.2011 Un modello organizzativo di centro per lo scompenso cardiaco : esperienza dell’Unità funzionale HF di Cava de’ Tirreni

articolo della Dott.ssa. Paola Chiariello

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Lo scompenso cardiaco è la prima causa di morte per malattia. In Italia ne sono affette circa 1 milione di persone e si registrano circa 100.000 nuovi casi all’anno. E’ la causa più frequente di ospedalizzazione dopo i 65 anni di età e rappresenta il maggior costo assoluto per ricoveri ospedalieri . Quasi la metà ( circa il 45%) dei pazienti viene ricoverato nuovamente per scompenso entro sei mesi dalla dimissione e nonostante i miglioramenti della terapia farmacologica e non farmacologica (CRT) la mortalità rimane ancora elevata.
Infatti, nonostante l’evidenza di questi numeri , vi è ancora una scarsa consapevolezza delle dimensioni del problema nella popolazione generale: solo 30 su 100 la considerano una malattia "grave" e 1 su 3 è convinto che si tratti di una conseguenza dell’invecchiamento.
La scarsa consapevolezza determina, a sua volta, scarsa adesione alla terapia e ai consigli medici con conseguente aumento delle recidive di scompenso che richiedono nuove ospedalizzazioni e determinano un ulteriore peggioramento della malattia. Di qui nasce la necessità di un modello organizzativo innovativo di assistenza al paziente con scompenso cardiaco cronico ,che ha come obiettivi primari il miglioramento della qualità della vita e la riduzione dei ricoveri ripetuti per scompenso.
Nella nostra U.O. di Cardiologia (AUORR S. Leonardo e Ruggi d’Aragona P.O S.Maria dell’Olmo – Cava de’ Tirreni) è in atto , dal giugno 2010, un sistema di assistenza ai pazienti con SCC che ha come centro l’Unità funzionale per lo scompenso cardiaco di Cava de’ Tirreni, ma che serve tutto il territorio della Costa di Amalfi.
Con tale sistema si stabilisce un filo diretto tra il paziente, i suoi familiari ed il centro di riferimento dove è presente, tutti i giorni feriali (dal lunedi al sabato) dalle ore 8.00 alle ore 14.00 un infermiere esperto ( I.P. Fortunato Marziale, I.P. Francesco Senatore ed I.P. Luigi Adinolfi) in grado di apprendere dal paziente notizie circa cambiamenti del suo ‘’stato di salute’’ (ingravescenza della dispnea, comparsa di edemi declivi…), accedere ad un database aggiornando i dati relativi a pressione arteriosa, peso corporeo e frequenza cardiaca per riferire, poi, al cardiologo responsabile in modo da cogliere iniziali segni di instabilizzazione clinica. Inoltre l’ attivazione di un Ambulatorio dedicato implementato da un servizio di Day hospital che offre la possibilità sia di controlli più frequenti (con rientri quindicinali) e soprattutto un approccio multidisciplinare (cardiologoi, pneumologo, radiologo, endocrinologo, fisiopatologo della nutrizione, nefrologo) hanno consentito di colmare in parte i gap esistenti ancora oggi nella gestione del paziente scompensato, in modo da favorire una più capillare interazione tra ospedale e territorio.
Stiamo seguendo, con questo sistema, da poco più di un anno 120 pazienti. Si è ottenuta una riduzione delle ospedalizzazioni di circa il 40%, consentendo un risparmio di costi e soprattutto un miglioramento della qualità di vita .

Contatti
Dott.ssa. Paola Chiariello
Resp. Unità funzionale per lo Scompenso cardiaco
P.O. S. Maria Incoronata dell’Olmo
Via De Marinis ,1- 84013 Cava de’ Tirreni ( SA)
Telefono: 0894455353
Fax: 0894455241
email: pchiariello@virgilio.it
Prenotazioni CUP: 0894455255

13.06.2011 Il Pacemaker e la Risonanza magnetica

articolo di Patrizia Bencivenga

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Il pacemaker è un piccolo dispositivo, costituito da una batteria e da elettrocateteri (fili che arrivano al cuore del paziente), che si impianta sottocute e pemette ai pazienti che non hanno un proprio battito spontaneo o che soffrono di bradicardia (battito cardiaco troppo lento) di vivere e condurre una vita normale.
Solo pochi anni fa questo dispositivo ha compiuto 50 anni e ad oggi non smette mai di stupire. Lo sviluppo tecnologico ha infatti permesso negli anni la realizzazione di dispositivi sempre piu’ precisi, attenti “sorveglianti” del cuore, completi di funzioni automatiche salvavita e dotati di batterie di sempre maggiore durata. Tuttavia fino ad ora questi dispositivi non erano immuni dai forti campi magnetici della Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) e quindi i portatori di pacemaker erano impossibilitati a sottoporsi a questo importante esame.

Cosa accade attualmente quando I pazienti portatori di pacemaker hanno bisogno di una MRI?
E’ probabile che non vengano accettati o non siano sottoposti a scansione dalla struttura ospedaliera.
(Figura 1)

Oggi la tecnologia ha oltrepassato anche questo limite e anche i pazienti portatori di un modello particolare di pacemaker, appositamente progettato,realizzato e testato per la risonanza magnetica possono accedere a questo importante esame diagnostico. La RMN permette infatti di studiare a fondo e con alto grado di dettaglio gli organi del corpo umano (polmoni,fegato,pancreas,cervello,cuore) individuandone con precisione le patologie. È senza dubbio uno tra gli strumenti diagnostici piu’ potenti nelle mani del medico per effettuare con precisione una diagnosi.
(Figura 2)

Ogni anno in Italia si impiantano circa 60.000 pacemaker e dati dalla letteratura indicano che già nel primo anno dall’impianto oltre il 15% dei pazienti impiantati con pacemaker potrebbe avere la necessità di sottoporsi ad una risonanza magnetica.

Total MRI procedure volume, Hospital and non Hospital sites, 1995-2007 03. Figura 3

Figura 3: Uno studio condotto negli Stati Uniti indica inoltre che i pazienti portatori di pacemaker hanno una probabilità, che va dal 50 al 75%, di doversi sottoporre ad una esame di RMN nel corso della vita del dispositivo1.

Considerando che per i pazienti sopra i 65 anni la probabilità di doversi sottoporre a risonanza magnetica raddoppia e che questo stesso gruppo è quello in cui si impianta la maggioranza dei pacemaker, si comprende l’importanza di essere finalmente giunti alla costruzione di cardiostimolatori compatibili con la risonanza magnetica. 04. Figura 4

Figura 4: La probabilità di avere l’indicazione ad effettuare la RMN raddoppia dopo i 65 anni (circa il 70 - 80% dei pazienti che vengono impiantati con pacemaker hanno età > 65 anni)2

Oggi in italia esiste un solo pacemaker che permette esami di risonanza magnetica total body, ovvero esami che permettano per il portatore di pacemaker la scansione( l’esame) di tutte le parti del corpo. La Medtronic è la prima azienda al mondo ad aver realizzato questa tecnologia per i pacemaker, che prende il nome di SureScan™ (scansione sicura), e permettere così ai pazienti di sottoporsi ad una RMN rispettando le condizioni di certificazione del dispositivo.(in risonanze a tubo chiuso di 1,5Tesla con SAR<2.0 W/Kg per il corpo e 3.2 W/Kg per il capo).

Il dispositivo e gli elettrocateteri sono esternamente del tutto simili ad un normale pacemaker.
E allora cosa rende questo pacemaker e questi elettrocateteri resistenti ed immuni dalle interferenze?
Modifiche nei materiali costituenti il dispositivo, nuovi filtri e protezioni al circuito del pacemaker per ridurre le interferenze elettriche, un cambiamento della geometria della spirale degli elettrocateteri e nel software del pacemaker hanno permesso di raggiungere questo risultato, ovviamente certificato da uno studio clinico su oltre 450 pazienti. Il dispositivo ad oggi, impiantato in tutta europa in oltre 25.000 pazienti, è l’unico sul mercato a permettere la compatibilità con la risonanza per esami total body ed è l’unico ad aver ottenuto la certificazione dagli enti Certificatori (FDA per il nord america e CE per l’europa).
(Figura 5)

I pacemaker medtronic compatibili con la risonanza magnetica possono anche essere utilizzati con elettrocateteri “standard” ( non RMN compatibili) e viceversa i cateteri compatibili con la RMN possono essere utilizzati con pacemaker standard (non RMN compatibili).

Tuttavia la compatibilita con la RMN si ottiene solo impiantando sia il pacemaker che gli elettrocateteri compatibili con la risonanza magnetica. In questo modo si garantisce la compatibilità e la sicurezza del paziente che si sottoporrà a RMN. Eventuali cateteri residui di un precedente impianto devono essere rimossi dal corpo del paziente per ottenere la compatibilità con la RMN.

Considerando i pazienti che per la prima volta riceveranno un pacemaker, che gli elettrocateteri RMN compatibili sono dotati dello standard IS-1 (che li rende compatibili come detto anche con i tradizionali sistemi di stimolazione) e che un elettrocatetere puo rimanere nel corpo del paziente per oltre 20 anni, un utilizzo di questi elettrocateteri al primo impianto è una possibilità da tenere in considerazione.

Il paziente in questo modo potrà ricevere in un secondo momento un pacemaker RMN compatibile non rimanendo condizionato dall’impianto, mantenendo il vantaggio di poter accedere a questa metodica di indagine diagnostica e mantenendo inalterato il proprio diritto alla cura.
(Figura 6) Oggi in Campania la totalità dei Centri di elettrostimolazione ha accesso ai pacemaker SureScan compatibili con la risonanza magnetica . E’ necessario allargare a cardiologi , neurologi, radiologi, neuroradiologi e a tutti i medici e agli specialisti coinvolti questa informazione (e le specifiche associate) per far conoscere che anche i pazienti portatori di pacemaker hanno, se portatori del dispositivo e degli elettrocateteri SureScan, la possibilità di sottoporsi a risonanza magnetica nucleare.

Ciò che fine a qualche anno fa sembrava impossibile ora è realtà! Una realtà presente ed acquistabile anche nelle asl della Campania a beneficio di tutti i suoi pazienti!

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18.05.2011 Pacemaker e Controllo a distanza: sogno o realtà?

articolo di Gianluca Biancalana

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Il trattamento delle aritmie tramite stimolatori cardiaci ha subito nell’ultimo ventennio un incremento notevole. Le nuove indicazioni alla stimolazione, i benefici dimostrati a breve e a lungo termine di tali terapie e lo sviluppo di sistemi sempre più precisi ed affidabili hanno contribuito indiscutibilmente a tale crescita.
Ogni anno, in Italia, vengono impiantati decine di migliaia di pacemaker (PM), defibrillatori (ICD) e sistemi di resincronizzazione cardiaca (CRT) in oltre 400 Centri Specializzati.
Purtroppo, però, a questa inarrestabile crescita si collega un aumento assolutamente incontrollabile dei “Controlli Ambulatoriali dei dispositivi” (Follow Up - FU): dai dati dei Registri Nazionali ed Internazionali, si è stimato che a fronte di un aumento annuo del 10% circa di dispositivi impiantati corrisponde un aumento annuo dei FU di oltre il 120%! Tale fenomeno sta comportando un allungamento dell’intervallo di tempo con cui vengono controllati i pazienti: se prima il FU era programmato in media ogni 6 mesi circa, oggi si tende ad allungarlo ad 1 anno. E’ da un lato vero che tale situazione è garantita dai nuovi dispositivi molto più affidabili e completi, in grado di svolgere automaticamente quelle funzioni e quei controlli che fino a pochi anni fa erano esclusivamente fatti da parte del medico durante le visite. Il tutto però non esclude il fatto che le informazioni cliniche importanti, registrate nella memoria degli stimolatori, vengano spesso all’attenzione del medico con estremo ritardo.
Queste necessità hanno condotto allo sviluppo di progetti di trasmissione a distanza dei dati tecnici e clinici contenuti all’interno dei dispositivi. La Biotronik è la prima azienda al mondo che da oltre dieci anni realizza stimolatori cardiaci in grado di trasmettere a distanza, quotidianamente, tutte le informazioni tramite un telefono cellulare dedicato:
il Cardiomessanger.
Il pacemaker trasmette ogni giorno al Cardiomessanger, in una banda di frequenza protetta, tutte le informazioni contenute al suo interno. Il telefonino riceve le informazioni ed è in grado di inviarle ad una Banca Dati Protetta da qualsiasi parte nel mondo (il cellulare è quadri-band e trasmette utilizzando un protocollo GPRS). Il paziente non è assolutamente coinvolto in questo processo: infatti il suo unico compito è di porre il telefonino sulla basetta di ricarica dell’alimentazione vicino al suo letto (in genere sul comodino), in modo che la notte, mentre dorme, quando è programmata la trasmissione, il dispositivo ed il Cardiomessanger possono comunicare facilmente.
Il medico, poi, può accedere tramite un qualunque computer ad un sito internet (protetto con un livello di sicurezza equivalente ad un home banking) per verificare lo stato clinico di ogni paziente. Dal sito, il medico è, inoltre, in grado di programmare, paziente per paziente, degli allarmi in caso di eventi clinici (ad esempio l’insorgenza di aritmie, o l’attività diminuita, o la frequenza cardica e la variabilità modificata, ecc...) e tecnici che si possono verificare, senza dover obbligatoriamente richiamare il paziente in ospedale. Il sito, ogni giorno, riceve automaticamente le informazioni da tutti i pazienti del mondo, valuta per ciascuno se alcuni parametri attivano gli allarmi programmati dal medico e, in caso affermativo (sempre in modo del tutto automatico), invia una mail o un fax o un sms agli indirizzi definiti dal medico stesso.
Il sistema permette, quindi, il monitoraggio di tutti i parametri clinici e tecnici senza che il medico sia costretto ad un collegamento continuo su internet: in pratica, se questi non riceve nessun messaggio, significa che il paziente non ha nessun evento importante in corso e quindi è assolutamente inutile connettersi ad internet.
La totale automaticità del sistema, la sua possibilità di trasmettere tutti i dati ogni giorno con un livello eccezionale di affidabilità e soprattutto la sua incredibile facilità d’uso, ha fatto si che tale sistema oggi è l’unico al mondo ad aver ottenuto dagli enti Certificatori (FDA per il nord america e CE per l’europa) l’Equivalenza con il Controllo Ambulatoriale: in pratica, oggi, eseguire un controllo in ambulatorio o tramite il sistema Biotronik Home Monitoring® è equivalente! Tale risultato è un successo importante sotto molti aspetti:

  • la possibilità di eliminare tantissimi FU ambulatoriali senza diminuire assolutamente la sicurezza del paziente (anzi aumentandola!)
  • la capacità di riconoscere precocemente quegli eventi clinici e tecnici che si possono verificare e che spesso non sono sintomatici per il paziente
  • la riduzione notevole dei costi (dovuti agli spostamenti dei pazienti e alle risorse utilizzate) mantenendo un livello assistenziale notevolmente più alto

Ad oggi si è dimostrato come questo controllo a distanza permette ad un medico di seguire 100 pazienti “spendendo” una sola ora ogni mese. Ma a questo indiscusso beneficio gestionale è correlato un importantissimo beneficio clinico: il sistema in meno di 24 ore permette, infatti, di riconoscere aritmie atriali silenti, di prevenire possibili episodi di scompenso cardiaco e di intervenire e gestire una terapia ottimale a distanza grazie alla totale capacità di trasmettere tutte le informazioni diagnostiche contenute negli stimolatori.

Oggi in Campania la quasi totalità dei Centri di elettrostimolazione segue in remoto i propri pazienti. Anche a livello regionale il sistema si sta dimostrando molto efficace e ben apprezzato sia dai pazienti che dagli operatori sanitari. Molti specialisti dello scompenso, piuttosto che medici del territorio, iniziano oggi ad interessarsi alla possibilità di utilizzare le informazioni diagnostiche del Home Monitoring per seguire al meglio la terapia dei pazienti in cura.

Ciò che fine a qualche anno fa sembrava impossibile a livello mondiale, ora è realmente presente in Campania!

23.03.2011 Il cuore come organo bersaglio dello stress

articolo del Dott. Ferdinando Pellegrino

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L’incontro tra la Psichiatria e la Medicina nasce dall’esigenza di ritrovare una visione olistica della Medicina che abbia al centro del proprio interesse l’uomo malato, con la sua storia e la sua sofferenza.
Per anni la sintomatologia funzionale ha dominato la scena degli ambulatori medici senza trovare una risposta soddisfacente: i pazienti venivano etichettati come “nevrotici” e spesso abbandonati al loro destino, senza comprendere l’effetto boomerang di tale comportamento. Lentamente si dà il via a nuove esperienze, la psichiatria entra negli ospedali, negli ambulatori dei medici di famiglia, si cominciano a elaborare nuove modalità di intervento fino a dar luogo a modelli operativi molto avanzati, come la Psichiatria di Consultazione e Collegamento o CLP (Consultation-Liaison Psychiatry) che ravvivano l’interesse per le scienze psichiatriche e psicologiche dando luogo a significative esperienze di integrazione.
Tutte esperienze positive che testimoniano come l’integrazione delle conoscenze mediche e psichiatriche determini, oltre che un arricchimento esperienziale reciproco, la possibilità di farsi carico del paziente nella sua interezza, come nel caso del paziente infartuato a cui non solo vanno curate le coronarie, ma vanno presi in esame tutti quegli aspetti, ad esempio la depressione nel post-infarto, che possono condizionare la gestione e l’evoluzione clinica della patologia stessa. Nella pratica clinica tutto ciò si traduce nell’esigenza di integrare le conoscenze verso un definitivo superamento della dicotomia mente-corpo attraverso un approccio clinico globale che focalizza la propria attenzione alla persona (medicina pazient centred).
Dal punto di vista clinico mentre risulta sempre più rara l’osservazione di crisi isteriche, è sempre più frequente dover fronteggiare situazioni complesse di comorbidità tra disturbi psichiatrici e patologie organiche. Ci si deve occupare sempre di più della salute residua, delle patologie croniche con cui l’uomo deve convivere ed alle quali deve adattarsi, patologie che oggi si riescono a contenere e gestire grazie a programmi terapeutici sempre più innovativi e tecnologicamente avanzati (si pensi ad esempio ai pazienti portatori di device).
Un dato certamente importante è che rispetto alla popolazione generale i soggetti affetti da patologie organiche, soprattutto se croniche ed invalidanti, presentano una maggiore prevalenza di disturbi psichici, stimata complessivamente intorno al 24.7%, con percentuali che nello specifico di alcune aree risultano ancora superiori, ad esempio se si considerano le patologie neurologiche (37.5%), cardiovascolari (34.6%) o neoplastiche (30.3%).
Particolare rilevanza assume pertanto tale discorso in cardiologia ove le problematiche psicologiche e psichiatriche risultano determinanti per la comprensione del paziente e per la gestione di qualsiasi intervento terapeutico.
Già nel 1628 Willian Harvey, celebre clinico, scriveva: “Qualsiasi sollecitazione della mente sperimentata come dolore o piacere, come attesa o paura, è causa di squilibrio psicosomatico, la cui influenza si estende al cuore”.
Tale intuizione ha trovato ampia conferma e oramai appare evidente l’esistenza di uno stretto legame tra stress eccessivo e reiterato e insorgenza di una malattia cardiovascolare come l’infarto, l’angina pectoris, l’ipertensione, l’aritmia e la morte improvvisa. L’obiettivo pertanto è quello di identificare e trattare nel paziente cardiopatico i disturbi mentali ed evidenziare la presenza di peculiari tratti di personalità o stili di adattamento che favoriscono la comparsa di reazioni psicologiche negative alla malattia, come nel caso di portatori di device che possono sviluppare disturbi d’ansia e depressivi a polarizzazione ipocondriaca.
Più in generale in cardiologia sintomi come palpitazioni, dolori toracici atipici da sforzo e non, dispnea (respiro corto), astenia, rappresentano molto spesso manifestazioni cliniche dell’ansia e della depressione; essi possono esprimere un malessere psicologico, ma essere anche espressione di una patologia organica che va riconosciuta. E’ stato calcolato che il 40-50% dei pazienti che vengono curati per disturbi organici presentano quadri ansiosi e depressivi non individuati e che il 10% di tutti i pazienti indirizzati a cliniche psichiatriche soffrono a loro volta di disturbi organici non diagnosticati.
Il cuore è, per eccellenza, l’organo depositario delle nostre emozioni: in termini fisiologici è stato dimostrato come esso sia il terminale di una complessa rete di funzioni legate all’attivazione emozionale di un soggetto. Si tratta di reazioni del tutto fisiologiche – legate al sistema ipotalamo-ipofisi-surrene - che consentono all’organismo di essere pronto a reagire in modo adeguato agli stimoli della vita quotidiana.
Naturalmente, quando lo stimolo è particolarmente intenso o troppo prolungato nel tempo, viene a crearsi una condizione di iperattivazione emozionale che a lungo andare conduce il soggetto nell’area di rischio psicosomatico (iperarousal psicofisico).
Risulta pertanto utile valutare attentamente la personalità del soggetto, le sue difficoltà, i suoi problemi, il suo ambiente lavorativo e sociale, il modo di reagire alla malattia fisica, e le abitudini di vita.
Abitudini al fumo, fattori psicosociali, alti livelli lipidici, il diabete, l’obesità addominale, l’ipertensione e la vita sedentaria sono tra i fattori maggiormente responsabili delle patologie cardiovascolari; a questi si aggiunge lo stress.
Infatti, se da un lato è stato rilevato un aumento statistico significativo di eventi stressanti nelle settimane e nei mesi precedenti un episodio ischemico cardiaco (perdite affettive, protratto sovraccarico lavorativo, perdite finanziarie, conflitti familiari…), dall’altro è oramai noto come particolari caratteristiche di personalità, di seguito elencate, rappresentano un vero e proprio fattore di rischio cardiovascolare:

  • presenza di competitività in tutti i settori della vita
  • aggressività spesso trattenuta o repressa
  • presenza di tensione
  • impazienza
  • insofferenza e intolleranza
  • necessità di esercitare un totale controllo sul proprio ambiente nelle varie situazioni
  • elevato coinvolgimento nel proprio lavoro
  • scarsa capacità di rilassarsi
  • rabbia e attaccamento.

La presenza di queste caratteristiche di personalità, ad esempio nei soggetti portatori di device, rendono l’approccio al paziente cardiovascolare più difficile in quanto questi soggetti tendono a sviluppare più facilmente disturbi psichiatrici, ad assumere stili di vita disfunzionali e a non attenersi alle prescrizioni mediche.
Dal punto di vista psicopatologico è importante quindi riconoscere in modo precoce la presenza di una condizione di disagio psichico al fine di attuare specifiche strategie che evitano la strutturazione del disagio in patologie psichiche difficili da gestire.
In particolare occorre prestare attenzione allo sviluppo di quadri ansiosi o depressivi a polarizzazione ipocondriaca; in questi casi il paziente si sente vulnerabile, ha paura di star male, ogni piccolo sintomo diventa motivo di richiesta di intervento medico, tutta la sua vita tende ad essere polarizzata sui vissuti di malattia.
Anche quando lo si rassicura il paziente non si sente tranquillo, vuole sottoporti a nuovi controlli clinici e ad esami strumentali; la sua instabilità emotiva lo rende più vulnerabile, fragile, più esposto agli effetti negativi dello stress.
In molte circostanze può sottrarsi alle cure mediche, inizia a consultare più specialisti perché non si sente compreso o accettato, tende, paradossalmente, ad avere uno stile di vita disfunzionale (irritabilità, fumo di sigaretta ...).
Risulta pertanto importante nei portatori di devive richiedere una consulenza psicologica finalizzata allo studio e alla comprensione delle caratteristiche di personalità del paziente; in questo modo è possibile aiutare il paziente ad attuare strategie di coping positive che lo aiutano a meglio gestire le implicazioni psicologiche e psicopatologie che inevitabilmente si sviluppano nel corso di una malattia, soprattutto se cronica e se richiede un monitoraggio continuo.

Bibliografia

Pellegrino F, Psicosomatica in cardiologia, Mediserve, Milano-Firenze-Napoli, 2005
Pellegrino F, Disturbi Psichici e patologie fisiche, Mediserve, Milano-Firene-Napoli, 2008

02.03.2011 Commento alle nuove Linee Guida AIAC sulla Fibrillazione Atriale

Articolo del Dott. Giuseppe Stabile

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Sono state recentemente pubblicate le Linee guida AIAC 2010 per la gestione ed il trattamento della fibrillazione atriale (FA) (1).
Esse costituiscono un aggiornamento delle linee guida AIAC 2006 per il trattamento della FA alla luce delle più recenti evidenze scientifiche.

Tra i vari aspetti tre mi sembrano di particolare interesse vi sono l’introduzione del dronedarone come farmaco antiaritmico, il ruolo crescente dell’ablazione come terapia curativa della FA, il nuovo score CHA2DS2 VASc per la stratificazione del rischio trombo embolico e la conseguente necessità della terapia anticoagulante.

Il dronedarone, pur riconoscendone la sua bassa efficacia (circa 35%) rispetto agli antiaritmici classici (flecainide, propafenone, sotalolo ed amiodarone) (40-70%), è ora considerato antiaritmico di prima scelta nei pazienti senza cardiopatia strutturale, nei pazienti con ipertensione arteriosa, ipertrofia ventricolare sinistra, cardiopatia ischemica e scompenso cardiaco in I/II classe funzionale NYHA.
Ciò grazie alla bassa incidenza di effetti collaterali anche se del tutto recentemente si sono ripetute varie segnalazioni di epatotossicità che in due casi, in Italia, hanno richiesto il trapianto epatico.
I brillanti risultati dell’ablazione trans catetere della FA hanno fatto sì che nelle nuove linee guida tale terapia abbia raggiunto una classe di raccomandazione I ed un livello di evidenza A per i pazienti con FA parossistica/persistente, senza cardiopatia o con cardiopatia lieve, sintomatica (con compromissione significativa della qualità di vita), refrattaria ad almeno un farmaco antiaritmico, quando la strategia clinica preferibile sia il mantenimento del ritmo sinusale stabile.

Infine per selezionare il paziente candidato alla profilassi tromboembolica mediante anticoagulanti orali è stato proposto lo score CHA2DS2 VASc che affianca il classico score CHADS2. In particolare questo nuovo score riduce il numero di pazienti in cui l’indicazione alla terapia anticoagulante è dubbia. In base alla nuove linee guida pazienti con score CHA2DS2 VASc (C= scompenso cardiaco/FEVS < 40% = 1; H= ipertensione =1; A2 = età >= 75 anni = 2; D = diabete mellito = 1; S2 = ictus/TIA/tromboembolismo = 2; V = malattia vascolare: coronaropatia, pregresso infarto miocardico, arteriopatia periferica, placca aortica = 1; A = età 65-74 anni = 1; Sc = sesso femminile = 1) >= a 2 hanno indicazione assoluta alla terapia anticoagulante.

BIBLIOGRAFIA
1) Raviele A, Disertori M, Alboni P, et al.
Linee guida AIAC 2010 per la gestione ed il trattamento della fibrillazione atriale.
G Ital cardiol 2011;12(Suppl 1):7-69.

18.02.2011 Siamo veramente medici di cuore

articolo di Simona Chiariello

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“Dottore è grave?....ma guarirò?”
Sono solo alcune delle domande più frequenti che un paziente rivolge al suo medico perché diagnosi e percorso terapeutico non sono tutto, o meglio, il rapporto tra medico e paziente è fatto di conoscenze scientifiche ed esperienza, ma anche di fiducia, dialogo, rispetto reciproco “Tranquillizzare l’immaginazione del malato, che almeno non abbia a soffrire, come è accaduto fino ad oggi, più dei suoi pensieri sulla malattia che della malattia stessa, penso che sia già qualcosa. E non è poco!”

Le parole del filosofo tedesco Friedrich W.Nietzsche sono più che mai attuali perché superata la dimensione di “soggezione” tipica del rapporto tra il malato e il cosiddetto medico condotto oggi ad affermatesi è la figura del paziente informato e bisognoso di conoscere tutto sulla propria malattia.

E questo diventa ancor più vero quando si a che fare con malati cronici e in particolare con cardiopatici, la cui vita nel bene e nel male diventa cadenzata dal battito cardiaco.

Per il medico, dunque, si apre una nuova sfida: affinare nuove competenze, che non si apprendono durante il corso di laurea, ma che sono fondamentali per poter instaurare un buon rapporto con il paziente. La comunicazione diventa l’arma in più per medici e ammalati.
In primo luogo il dialogo rappresenta il punto cardine per una buona alleanza terapeutica, e il preludio ad un maggior ottimismo per superare il rifiuto di una diagnosi anche severa.
In secondo luogo la comunicazione serve ad umanizzare la medicina perché il paziente cerca nel medico non solo la cura, ma anche un sostegno morale: l’amico, il missionario.

Internet e ancor di più un portale dedicato all’aritmologia, come quello realizzato dal dottor Francesco Solimene, offre nuove opportunità per rendere ottimale ed umano il rapporto tra medico e paziente.
Basta un clic, infatti, per cancellare le distanze fisiche, temporali e culturali tra specialisti ed ammalati.
Basta un clic per assicurare informazioni scientifiche al paziente, ma basta un clic anche per prendersi cura di lui.
Contro la perversione tecnologica della medicina, figlia del progresso tecnologico e anche di certa cultura, proprio la rete potrà ricondurre l’aritmologo ad “operaio del cuore” con il rafforzamento del rapporto con il paziente o quanto meno con il progressivo azzeramento delle distanze.

31.01.2011 Obiettivi di www.aritmologiaincampania.it

articolo del Dott. Francesco Solimene

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Dai dati forniti dall’assessorato alla Sanità della Regione Campania si evince che circa il 60% dei pazienti che devono essere sottoposti a procedure di elettrofisiologia interventistica scelgono di andare al Nord. I motivi di questa scelta sono molteplici. Di certo una delle ragioni di questo "esodo" deriva dalla convinzione, pur comprensibile, che le strutture del Nord siano più affidabili, più sicure, in grado in altri termini, di garantire maggiore esperienza e professionalità.
Questa fetta di pazienti, in parte, raccoglie le informazioni in modo autonomo (televisione, stampa, internet), in parte viene indirizzata direttamente dal medico di medicina generale e dal cardiologo clinico del territorio che decidono quale sia l’elettrofisiologo più idoneo a risolvere il problema aritmologico emergente, spesso "ignorando" l’esistenza di Centri in Campania altrettanto validi dal punto di vista professionale, soprattutto per quanto riguarda procedure per così dire non complesse come l’impianto di devices (pacemaker e ICD).

Obiettivo primario del sito è proprio quello di rendere visibili queste professionalità non solo alla gente comune ma anche ai medici di base e ai cardiologi clinici, consentendo in questo modo maggiori possibilità di scelta attraverso un’informazione veritiera e completa. Inoltre attraverso la interazione online tra paziente, cardiologo clinico ed elettrofisiologo sarà possibile risolvere piccoli e grandi dubbi grazie ad un supporto semplice ed immediato.
Secondo scopo del nostro portale è quello di fungere da collante tra i vari Centri aritmologici campani per favorire e stimolare collaborazioni pratiche e scientifiche al fine di una migliore organizzazione, efficienza e visibilità.
Infatti il sito è dotato di numerose rubriche interattive che riguardano unicamente l’elettrofisiologo attraverso le quali ci sarà consentito uno scambio di opinoni circa casi clinici complessi da gestire insieme. Si protranno, di volta in volta, cogliere spunti interessanti che consentiranno di porre le basi di nuovi lavori scientifici. Inoltre sarà possibile commentare e discutere anche argomenti attuali oggetto di recenti pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali.

Da questo progetto, che ad alcuni potrà essere sembrato audace, io spero si possa partire per lavorare tutti in sinergia, con un’attenta, appassionata e partecipata progettazione/formazione, tenendo in mente ciò che affermava un personaggio di Primo Levi:
‘’A me i sogni piace farli venire veri. Altrimenti rimangono come una malattia’’.

Accedendo all'area riservata avrai a disposizione ulteriori informazioni sulle aree della "sezione medica" del sito.

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