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Aritmologia in Campania

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Elettrostimolazione Cardiaca

La resincronizzazione cardiaca

Lo scompenso cardiaco

Molte sono state le definizioni attribuite negli anni allo scompenso cardiaco, ma ancora oggi probabilmente la definizione di Braunwald è quella che risponde più di tutte alle esigenze dettate dai segni clinici e dalle nozioni di fisiopatologia: ” lo scompenso cardiaco si verifica quando un’anomalia della funzione cardiaca fa sì che il cuore non sia in grado di pompare sangue in quantità sufficiente per soddisfare i bisogni metabolici dell’organismo o possa farlo solo a spese di un aumento della pressione di riempimento. L’ incapacità del cuore a soddisfare i bisogni tessutali può essere dovuta a riempimento inefficace insufficiente e/o ad una anomala contrazione e successivo svuotamento”. Lo scompenso cardiaco è una sindrome clinica molto frequente: si stima infatti che nella sola Europa ne siano affette più di 10 milioni di persone; la sua prevalenza aumenta con l’aumentare dell’età ( dallo 0.9% della popolazione di età compresa tra i 55 ed i 64 anni al 17.4% della popolazione di età superiore agli 85 anni). Data la più lunga aspettativa di vita della popolazione e le sempre più efficaci terapie per la cardiopatia ischemica (una delle più frequenti cause), il numero di casi di scompenso cardiaco è destinato ogni anno ad aumentare; negli USA ad esempio, si calcola che vi siano circa 500000 nuovi casi/anno. La prognosi dei pazienti affetti da scompenso cardiaco è sicuramente severa: la probabilità di sopravvivenza è dell’85% con differenze significative a seconda del tipo di gravità clinica (riduzione della probabilità di sopravvivenza all’aumentare della Classe NYHA). Le cause principali responsabili di morte sono l’ insufficienza di pompa, specialmente nelle Classi NYHA avanzate e le aritmie (generalmente presenti in quei pazienti nelle Classi NYHA meno avanzate). I 2/3 dei casi di scompenso cardiaco sono dovuti alla cardiopatia ischemica. In Europa l’insufficienza cardiaca secondaria a coronaropatia è la causa più frequente di scompenso nella popolazione di età inferiore ai 75 anni. E’ certamente più difficoltoso fare una diagnosi accurata ed effettuare una precisa identificazione eziologica nella popolazione anziana in quanto è frequente la concomitante presenza di più patologie in questo tipo di popolazione. La rimanente parte di pazienti hanno uno scompenso cosiddetto “non ischemico”, la cui causa può essere attribuita di volta in volta alla ipertensione, a patologie tiroidee, vizi valvolari, etilismo, miocarditi e ad altre condizioni meno facilmente identificabili. Da un punto di vista clinico la severità della malattia è identificata dalla cosiddetta “Classe NYHA”: i pazienti in I Classe NYHA non hanno sintomi effettuando attività fisica ordinaria, quelli in II Classe durante esercizio fisico ordinario hanno sintomi, quelli in III Classe hanno sintomi per sforzi di lieve entità, mentre quelli in IV Classe presentano sintomi già a riposo. Da un punto di vista fisiopatologico questa sindrome clinica rappresenta la somma di alterazioni anatomiche, funzionali e biologiche che insieme interagiscono in modo complesso che hanno portato gli studiosi a realizzare diversi modelli interpretativi. Un primo modello è quello “cardiorenale” che identifica nella eccessiva ritenzione di acqua e sali secondaria a disfunzione del flusso renale una della cause della sindrome. Successivamente è stato proposto il modello “emodinamico” che parte dal presupposto che la ridotta performance cardiaca è associata alla riduzione della gittata cardiaca ed alla eccessiva vasocostrizione periferica; entrambi i modelli comunque, non spiegavano la progressione e l’evoluzione della malattia. Tali modelli hanno però rappresentato la base razionale per l’utilizzo della terapia medica con farmaci diuretici, inotropi, vasodilatatori. In seguito è stato proposto un nuovo modello cosiddetto “neurormonale” che consiste nel fatto che il deficit della performance cardiaca di qualsiasi origine sia, da luogo alla attivazione di una serie di fattori neuroumorali che hanno un ruolo importante nel ristabilire adeguati valori emodinamici (correzione del volume circolante). Il meccanismo infatti provoca un progressivo “remodelling” cardiaco che incrementa il danno e perpetua un ciclo vizioso. Si intuisce quindi chiaramente come tale sindrome sia estremamente complessa e come le soluzioni terapeutiche non siano affidate solo alla terapia medica ma anche a soluzioni alternative come la “terapia di resincronizzazione cardiaca”.