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Aritmologia in Campania


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Fibrillazione Atriale e dronedarone - 02.03.2011

Gentile dottore,
mia madre che ha 65 anni è affetta da fibrillazione atriale che è stata definita parossistica.
Da circa 5 anni è in terapia con amiodarone che secondo i cardiologi consultati è l’unico farmaco utilizzabile, visto che il suo elettocardiogramma mostra un "blocco di branca" e ha mal tollerato il sotalolo precedentemente prescritto.
Un mese fa il suo cardiologo ha sostituito l’amiodarone con il dronedarone.
Poiché ho letto di possibili effetti tossici sul fegato, vorrei saperne
qualcosa di più.
Grazie,
Angela

Image  Michele Della Porta
Michele Della Porta

Il dronedarone è un farmaco relativamente nuovo commercializzato da poco in Italia, destinato a sostituire l’amiodarone in quei pazienti in cui tale farmaco risulta poco tollerato. In genere il problema consiste in un fenomeno di eccessivo accumulo a livello di alcuni organi e tessuti quali quello polmonare, la cornea dell’occhio e soprattutto la tiroide, dove risulta particolarmente tossico per l’alto contenuto in iodio della molecola attiva. Essendo la molecola del dronedarone priva di iodio, non vi sono problemi di tireotossicità per questo farmaco. Le indicazioni rimangono simili a quelle dell’amiodarone, ossia la prevenzione delle recidive di fibrillazione atriale parossistica e/o persistente oppure il controllo della frequenza ventricolare nella fibrillazione atriale permanente; a differenza dell’amiodarone però, il dronedarone non è indicato nella cardioversione della fibrillazione atriale. Quindi la scelta di questo farmaco è sicuramente giustificato nel caso della patologia di Sua madre, qualora l’amiodarone fosse poco tollerato per i motivi accennati prima. E’ importante però che la mamma non soffra di scompenso cardiaco avanzato, cosa che il collega che la segue sicuramente ha accertato.
L’epatotossicità di questa nuova molecola in realtà non è molto diversa da quella dell’amiodarone: negli studi clinici effettuati prima della sua commercializzazione tale problema è emerso in 87 su 200000 pazienti (meno dello 0.5%), e le precauzioni suggerite nella scheda tecnica del farmaco sono sovrapponibili a quelle relative all’amiodarone. Suggerirei un breve monitoraggio della funzione epatica durante l’assunzione del farmaco (controllo transaminasi a 6 mesi, ed eventualmente a 9 e 12 mesi successivamente), sospendendo il farmaco qualora i livelli di GOT superassero di 3 volte il valore normale.

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