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Aritmologia in Campania


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Extrasistolia Sopraventricolare con rare crisi di fibrillazione atriale parossistica

Ho 80 anni in ottima salute, ma da circa 50 anni sono affetto da
extrasistolia sopraventricolare con rare crisi di fibrillazione atriale
parossistica.
Sono stato in cura per anni col cordarone , poi con
lpropafenone ed attualmente con Flecainide1/2 comp. mattino e cordarone 1/2
comp. a sera.

Continuo però ad avere crisi di F.A.P. della durata di qualche
ora e con frequenza di circa una ogni due mesi.Chiedo se è possibile
prendere 150 mg di pradaxa come prima dose e poi continuare o sospendere detto medicinale in caso di ripristino del ritmo sinusale. Mi è stato consigliato il Wafarin a vita, ma vorrei evitare i continui controlli
dell’INR.
Posso attuare detta somministrazione in caso di necessità?
Grazie

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Commenti

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    Antonio De Simone

    Dopo aver letto la Sua mail mi viene di sottolineare subito 2 aspetti:
    il primo è che al momento l’uso del dabigatran (nome commerciale pradaxa) in Italia è contemplato solo in associazione ad interventi di chirurgia ortopedica, ed il secondo è che in base alle mie attuali conoscenze è opportuno sapere che il dosaggio del pradaxa deve essere non superiore ai 150 mg del prodotto al giorno in pazienti che siano trattati contemporaneamente con dabigatran etexilato e amiodarone.

    Valutando la sua storia clinica è inoltre probabile che una modifica della terapia antiaritmica possa essere necessaria nel corso dei prossimi mesi.
    Infine, per quanto riguarda la scelta della terapia anticoagulante devo dire che nel suo caso al momento mi sentirei di consigliarLe l’uso di eparina a basso peso molecolare, sostanza assolutamente idonea per episodi di breve durata e comunque non superiori alle 48 ore.
    Va però escluso che Lei non abbia episodi asintomatici di fibrillazione atriale.
    Tengo infine a precisare per sua conoscenza personale che anche in quei paesi in cui il dabigatran viene già usato per ridurre il rischio tromboembolico nella fibrillazione atriale l’attuale utilizzo del farmaco è prevalentemente per i pazienti in cui l’uso della terapia con warfarin sia stato provato e in cui la gestione sia risultata difficile o impossibile.