Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per funzionalità quali la raccolta di dati statistici in forma aggregata e la visualizzazione di contenuti multimediali provenienti da altri siti web. Se non acconsenti all'utilizzo dei cookie di terze parti, alcune di queste funzionalità potrebbero essere non disponibili. Per maggiori informazioni consulta la consulta la cookie policy, continuando a navigare, scrollando la pagina o cliccando su un qualsiasi elemento acconsentirai all’utilizzo dei cookie.

Acconsento

Aritmologia in Campania

Bg Top Blog

Aritmia e sport


Warning: Illegal string offset 'email' in /web/htdocs/www.aritmologiaincampania.it/home/squelettes/formulaires/ecrire_auteur.php on line 20

Fai una domanda al medico


Fai una domanda
?

Domanda: Donna con improvvisa tachicardia (180 bpm) - 11.02.2015

Sono un medico dello sport.
Ho visitato una donna di 43 aa ciclista che spesso durante l’attività sportiva é costretta a fermarsi per improvvisa tachicardia registrata col cardiofrequenzimetro di cura 180 bpm. Ho
eseguito un tem negativo.
Ho fatto eseguire holter ECG 24 h ma non c’é stato l’episodio.
Eco negativo. Ho prescritto Sete ma in Romagna pare che nessuno lo voglia fare e non trovo holter settimanali.
È vero come dicono qui che il sete non è indicato ed inutile?
Grazie
Dott. Giuseppe A.

domanda pervenuta dalla sezione Filo diretto

Scrivi un commento

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Commenti

  • Icon User
    Vincenzo Santomauro

    In linea generale l’iter diagnostico nell’atleta con cardiopalmo ha 3 obiettivi principali: la definizione del tipo di cadiopalmo (tachicardico, extrasistolico, ansioso, ecc.); l’accertamento della presenza di una cardiopatia; la documentazione del ritmo durante la sintomatologia.
    Nel caso specifico la valutazione clinico-strumentale già effettuata dal collega medico-sportivo consente con ragionevole certezza di considerare una tachicardia parossistica da sforzo, in assenza di significativa cardiopatia. Rimane da definire il terzo punto (qual è precisamente l’aritmia?), come al solito il più difficile, ma indispensabile anche in vista della successiva problematica concernente l’idoneità (allo stato questa andrebbe sospesa, nonostante la negatività delle indagini di II livello, dal momento che è evidente una relazione causa-effetto con l’attività sportiva).
    In questo senso quando gli esami non invasivi (ECG dinamico sec.Holter di 24-48 h comprendente una seduta di allenamento specifico che riproduca il gesto sportivo scatenante; i registratori di eventi o i loop recorder esterni da utilizzare soprattutto nel caso di episodi meno frequenti; il test ergometrico da utilizzare nel cariopalmo da sforzo) risultano infruttuosi o non paticabili, è pienamente giustificato il ricorso ad indagini di tipo invasivo (studio elettrofisiologico; loop recorder impiantabile nel caso di episodi più rari).
    In particolare, lo studio elettrofisiologico è certamente indicato nel cardiopalmo di tipo tachicardico, ma non definito, dello sportivo. Tutavia, mentre lo studio endocavitario (SEE) va riservato ai soggetti con cardiopatia, con associati sintomi di compromissione emodinamica, oppure se si sospetta fortemente una tachicardia ventricolare, lo studio transesofageo (SETE), e qui veniamo al quesito specificamente posto dal collega, è pienamente indicato nei soggetti (come la ciclista del caso) senza signifcativa cardiopatia, in cui vi sia il forte sospetto di una tachicardia sopraventricolare, nei quali, secondo i protocolli del COCIS 2009 “può essere eseguito in prima istanza”.

  • Icon User
    Michele Della Porta

    Dire che lo studi elettrofisiologico transesofageo sia ‘inutile’ e ‘non indicato’ nello sportivo con più di 35 anni mi sembra un po’ riduttivo. Sicuramente la paziente merita un approfondimento diagnostico: benché ecocardiogramma e test ergometrico siano negativi, escludendo la presenza di importanti patologie cardiache o coronariche, ed il monitoraggio Holter fosse improduttivo, sembra chiaro il rapporto tra i sintomi riferiti dalla paziente e l’attività sportiva da lei praticata. L’individuazione di un’eventuale causa trattabile va perseguita affinché la paziente possa continuare a praticare sport confortevolmente ed in sicurezza. A questo scopo lo SETE è indicato ma limitato: ricordiamo che esso permette la stimolazione del solo atrio sx e non di altri siti comunemente esplorati nella valutazione elettrofisiologica delle aritmie; e mentre permette un’affidabile distinzione tra tachiaritmie sopraventricolari da macro e micro rientro, è insufficiente nella valutazione delle aritmie di origine ventricolare e rende poche nozioni utili ai fini della programmazione di un’eventuale terapia ablativa. Pertanto, anche alla luce del rischio relativamente basso di complicanze (1 - 2.5%), io opterei per una valutazione elettrofisiologia invasiva per questa paziente.