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Aritmologia in Campania

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Parola agli esperti

Breve storia dell’elettrofisiologia in Campania

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La storia è la vita stessa di un popolo; essa s’identifica con le sue tradizioni, la sua cultura, la sua evoluzione nel tempo.
Conoscere la storia ci rende partecipi, come singoli individui, di una coscienza collettiva, ci insegna che quanto oggi accade (in campo civico, artistico, scientifico etc..) trova le sue radici in quello che è stato realizzato "prima": il passato spiega il presente ed il presente già sta condizionando il futuro.

Ciò vale, naturalmente, anche per la storia dell’aritmologia in Campania.
L’aritmologia si divide in due grandi capitoli: quello clinico e quello interventistico.

I due aspetti non sono separati, ma si intrecciano continuamente durante il percorso diagnostico e terapeutico, in un continuo travaso di risultati e di esperienze.

Basti pensare al caso di un blocco atrio-ventricolare parossistico insorto durante un test da sforzo, di cui solo lo studio elettrofisiologico endocavitario può individuare la sede “infranodale” caratterizzandone, così, la prognosi severa.

Lo sviluppo dell’aritmologia nella nostra Regione è stato un fenomeno molto diffuso di cui riferiremo solo le tappe principali.
La Campania, infatti, è stata sempre molto vivace nello sviluppo dell’aritmologia clinica ed interventistica, ed è stata una delle prime Regioni in Italia ad interessarsi dell’impianto dei Pace-makers per la cura delle bradiaritmie e dello studio del fascio di His.
Nel 1970, infatti, presso l’ospedale Pausillipon di Napoli, iniziarono i primi impianti di pace-makers per la terapia delle aritmie ipocinetiche ad opera del professor Curzio.

Seguirono a breve distanza i centri di cardiologia di Caserta e Salerno e poi man mano l’impianto fu eseguito in tutte le cardiologie della regione
I primi studi elettrofisiologici nacquero in Europa negli anni 70, come in Svezia con Schulemberg, Durrer e Wellens, in Francia con Puech che all’Università di Montepellier, studiò e catalogò le varie sedi dei blocchi lungo il sistema di conduzione atrioventricolare ed il meccanismo elettrofisiologico del flutter atriale, con Coumel a Parigi che si dedicò allo studio elettrofisiologico delle tachicardie parossistiche sopraventricolari.

Qualche anno dopo, tra la fine del 1973 - inizio del 1974, il gruppo della cardiologia dell’Ospedale Pausillipon di Napoli iniziò lo studio del fascio di His nei soggetti adulti e, poco dopo, anche in quelli di età pediatrica.
Tra il 1975 e il 1976, per la prima volta in Italia, all’ospedale Pausillipon e in seguito all’Ospedale Monaldi di Napoli, cominciarono gli studi sugli effetti elettrofisiologici e terapeutici dell’adenosin-trifosfato, sia in soggetti adulti che pediatrici.

Ed è sempre in Campania che per la prima volta in Italia, fu studiato il Verapamil per la terapia delle tachicardie parossistiche sopraventricolari in età pediatrica e ne fu stabilita la modalità di somministrazione ed il dosaggio.
L’esperienza del Monaldi sull’uso dell’adenosin-trifosfato e del Verapamil in età pediatrica, fu tra le prime nel mondo.

Sempre in Campania e, per la prima volta in Italia, fu sperimentata la terapia periodica con Flecainide per le tachicardie parossistiche sopraventricolari nei bambini (Pill in the Pocket) e contemporaneamente vennero testati, sempre in età pediatrica, l’efficacia e l’effetto elettrofisiologico di altri farmaci come il propafenone.
All’inizio degli anni 80, iniziarono le prime esperienze nel mondo sull’uso del DC shock per la terapia ablativa transcatetere delle aritmie sopraventricolari.
Nel 1982 il gruppo di Scheinman e il gruppo di Gallagher, di cui faceva parte il prof. Critelli, pubblicarono le prime esperienze nel mondo sull’uso di tale tecnica nella terapia delle tachicardie sopraventricolari.
Nel 1983 al II Policlinico di Napoli, Critelli e coll., per la prima volta al mondo, in un soggetto portatore di Kent occulto, misero in evidenza la possibilità di un’attivazione ventricolare anterograda attraverso una via occulta a conduzione decrementale; la via occulta diventò manifesta dopo ablazione con DC shock della giunzione atrio-ventricolare, che era allora la modalità di interrompere il circuito di una tachicardia sopraventricolare da via anomala.

Nel 1987, in Germania, viene eseguita per la prima volta al mondo l’ablazione di una via accessoria mediante radiofrequenza.
Alla fine del 1988, la Campania fu tra le prime in Italia ad iniziare tale tecnica negli adulti e, negli anni successivi, in soggetti di età pediatrica: l’Ospedale Monaldi fu tra i primi centri per la cura definitiva mediante radiofrequenza delle tachicardie sopraventricolari.
Sono anni di intenso fervore operativo e numerosi furono i centri pubblici e privati di elettrofisiologia che sorsero nel territorio Campano come quello dell’Ospedale di Caserta, di Salerno, di Avellino, e in seguito dell’Ospedale Loreto Mare e dell’Ospedale dei Pellegrini.
Alcuni di questi centri come quello di Mercogliano, di Maddaloni e dell’Ospedale di Vallo della Lucania oltre a sviluppare i diversi campi dell’aritmologia, hanno dato anche un valido contributo nella terapia con radiofrequenza della fibrillazione atriale.
Tra il 1986 e il 1988 si procedeva all’Ospedale Monaldi alla chirurgia del Wolff-Parkinson-White e delle tachicardie ventricolari mediante mappaggio endocavitario e resezione endocardica.

L’uso della chirurgia in questo ambito fu estremamente ridimensionato con l’avvento dell’ablazione con radiofrequenza e del defibrillatore automatico.
Nel 1985 fu effettuato, per la prima volta, l’impianto del defibrillatore automatico, al Policlinico di Napoli, da parte del prof. Critelli. In seguito fu realizzato in maniera sistematica presso l’ospedale Monaldi.
Si ricorda che i primi impianti venivano eseguiti tramite toracotomia ed impianto di patch sul cuore per cui la procedura veniva eseguita esclusivamente dove erano presenti centri di cardiochirurgia.

Successivamente, con l’avvento dell’impianto trans-venoso, la metodica si è diffusa in modo capillare ed altrettanto è avvenuto per l’impianto di AICD biventricolare per la terapia resincronizzante dello scompenso congestizio.
Negli anni ’90, particolarmente significativi furono gli studi e le soluzioni terapeutiche adottate nel campo della fibrillazione atriale da parte di alcuni giovani elettrofisiologi della Campania che si erano trasferiti in altre regioni dell’Italia. Quivi, essi crearono dei centri aritmologici di eccellenza come quello di Asti da parte del Dott. Gaita e quello dell’istituto San Raffaele di Milano da parte del Dott. Pappone. E si deve a quest’ultimo la brillante idea del cerchiaggio transcatetere delle vene polmonari per la terapia con radiofrequenza della fibrillazione atriale.
Recentemente, nel 2010, è stato impiantato il primo defibrillatore percutaneo all’Ospedale Monaldi.

Benito Musto

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