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Aritmologia in Campania

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Elettrofisiologia Cardiaca

Il laboratorio di elettrofisiologia interventistica

Biofisica dell’ablazione

La terapia non farmacologica delle tachiaritmie (sopraventricolari e ventricolari) si avvale dell’ablazione transcatetere, una metodica che, attraverso la distruzione di un’area di endocardio consente, con un’alta percentuale di successo, la guarigione del paziente. L’ablazione transcatetere prevede l’utilizzo di diverse fonti energetiche tra le quali la radiofrequenza che è quella più ampiamente diffusa. Il principio di funzionamento della radiofrequenza è l’utilizzo di una corrente elettrica alternata che applicata al tessuto miocardico genera una lesione da insulto termico (necrosi coagulativa). La corrente alternata della radiofrequenza ha una frequenza compresa tra 300 e 1000 KHz, in quanto questo range di frequenza consente il riscaldamento resistivo del tessuto, senza evocare contrazioni muscolari, sensazioni dolorose ed aritmie ipercinetiche polimorfe, come osservato con frequenza di 50-60 Hz. Gli effetti della radiofrequenza a livello cellulare sono conseguenti alla temperatura raggiunta all’interno della cellula. Fino a 40° non si provoca nessun danno rilevante. Dai 40°C si provoca un danno cellulare reversibile a seconda della durata dell’erogazione. A 48-50° C circa si ottiene la denaturazione delle proteine con conseguente il danno irreversibile. Dai 70°C si ha completa coagulazione del tessuto. Oltre i 100°C il liquido intra ed extracellulare passa allo stato gassoso con disidratazione conseguente del tessuto, fino ad una distruzione cellulare di tipo esplosivo. Una serie di fattori sono in grado di influenzare l’ampiezza della lesione indotta dalla radiofrequenza:
Aumentano l’ampiezza della lesione
 la potenza
 la temperatura
 la superficie della punta del catetere ablatore
 la forza di contatto della punta del catetere ablatore
 il raggio dell’elettrodo ablatore
Riducono l’ampiezza della lesione
 il raffreddamento (convettivo, conduttivo, resistivo)
 un precario contatto tra tessuto e catetere
 un’alta o bassa impedenza

Una tecnica ablativa alternativa alla tradizionale radiofrequenza e che si sta già affermando da qualche anno nella comunità scientifica, è il trattamento della fibrillazione atriale la Crioablazione, La differenza rispetto alle altre metodiche è l’utilizzo di temperature fino a – 60° per l’induzione della necrosi delle fibre miocardiche. Il raffreddamento del catetere è dovuto alla presenza di due lumi concentrici: una camera di iniezione interna attraverso cui l’azoto liquido viene iniettato sotto pressione verso la punta del catetere raffreddandola, ed una camera esterna collegata alla punta distale che mantenuta sottovuoto, rimuove l’azoto vaporizzato. Il catetere ablatore è collegato ad una console che consente diverse modalità operative. Quando la punta del catetere è raffreddata ad una temperatura non inferiore a -30° C, per un massimo di 80 sec, l’effetto della crioablazione è reversibile. Quando la temperatura viene ridotta a -75°C, il catetere è lasciato a contatto con il tessuto fino a 4 minuti, portando ad una lesione permanente.