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Aritmologia in Campania

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Elettrofisiologia Cardiaca

Cardioversione elettrica

Biofisica

Il meccanismo grazie al quale una corrente elettrica riesce ad interrompere un’aritmia cardiaca non è noto esattamente benché siano state proposte varie teorie.
E’ noto che la differenza di concentrazione di ioni tra l’interno e l’esterno della cellula cardiaca è in grado di creare un potenziale elettrico transmembranario. Si ritiene che gli shocks elettrici siano capaci di interrompere le aritmie modificando questo potenziale. Secondo la cosiddetta teoria della “massa critica” una scarica elettrica è efficace se in grado di depolarizzare (diminuire il valore assoluto del potenziale di membrana cellulare) una massa sufficiente o “critica” di tessuto miocardico.
Gli shocks sono erogati da apparecchi detti cardiovertitori-defibrillatori capaci di produrre scariche elettriche di adeguata intensità e durata.
I primi apparecchi erano sia a corrente continua che alternata, tuttavia già negli anni ‘60 di decise di utilizzare solo la corrente continua perché meno dannosa per il cuore, da qui l’uso del termine DC shock dall’inglese “direct current”.
Solo una piccola parte dell’energia liberata sulla superficie toracica dei pazienti è in grado di raggiungere il cuore e tale percentuale è direttamente proporzionale alla intensità e alla durata della energia erogata e inversamente proporzionale alla impedenza ovvero alla resistenza offerta dal torace. Un’altra componente che influenza l’efficacia della CE è la forma dell’onda erogata: attualmente si preferisce utilizzare onde bifasiche con le quali la corrente passa tra i due elettrodi prima in una direzione e poi in quella opposta. Le onde bifasiche hanno il vantaggio rispetto a quelle monofasiche di riuscire ad interrompere la medesima aritmia con una percentuale di successo più elevato, utilizzando energie inferiori e un minor numero di scariche. L’uso di defibrillatori bifasici si associa inoltre ad una minore incidenza di ustioni cutanee e un minor danno a carico della muscolatura scheletrica.