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Aritmologia in Campania

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Elettrofisiologia Cardiaca

Ablazione del Nodo AV

dr. Antonio De Simone, dr. Vincenzo La Rocca, dssa Assunta Iuliano* Clinica San Michele (Maddaloni,CE)- Clinica Mediterranea* (Napoli)

ABLAZIONE DEL NODO ATRIO VENTRICOLARE

L’ablazione del nodo atrioventricolare (NAV) con produzione di blocco AV ed impianto di pacemaker ("ablate and pace") agisce solo attraverso il controllo della frequenza ventricolare di fibrillazione atriale mal tollerata emodinamicamente.
I vantaggi dell’ablazione del nodo AV sono oltre al miglior controllo della risposta ventricolare della fibrillazione atriale, un miglioramento della qualità di vita dovuto alla remissione dei sintomi da alta frequenza ventricolare, la riduzione degli accessi ospedalieri ed una migliore performance cardiaca generale. Tra gli svantaggi vi è la necessità di impianto di un pacemaker definitivo.

La tecnica di routine è il posizionamento di un catetere diagnostico all’apice del VD ed un catetere ablatore sull’ His. La zona ideale di ablazione mostra un His ben visibile ed un elettrogramma atriale ampio. Il target dell’ablazione è la scomparsa dell’His sotto le onde di fibrillazione, mentre si ritira il catetere ablatore dal ventricolo all’atrio. In caso di insuccesso è possibile posizionare il catetere per via arteriosa retrograda.

Tachicardie ventricolari e morte cardiaca improvvisa è stata osservata precocemente dopo l’ablazione del nodo AV. Tachicardie ventricoli (TV) polimorfe, fibrillazione ventricolare (FV) e torsioni di punta sembrano correlate a pause o bradicardia. Variazioni dinamiche della durata del QT sono state osservate entro il secondo giorno dalla procedura d’ablazione, in pazienti con FA rapida, risultando in un incremento della durata quando la frequenza cardiaca è inferiore a 75 bpm. Questo può essere un ulteriore dato che motivi la stimolazione ad alta frequenza. Per ovviare a tale complicanza dopo l’ablazione si programma temporaneamente il pacing ad una stimolazione con frequenza base di 90 bpm. La riduzione dell’attività simpatica e la ridotta durata del potenziale d’azione durante pacing rapido potrebbe determinare la minore incidenza di aritmie ventricolari.